È vero che, nel tempo, cambiano i gusti e le
aspettative della gente e cambiano così i consumi;
“immeritatamente”, si direbbe; perché alla ragione “superiore”
dello sviluppo della società spesso cedono il passo
abilità ancora fiorenti, prodotti belli e ben fatti,
tecniche di lavorazione frutto di brillanti intuizioni e di
antichi, sapienti processi.
Sarebbe ingeneroso per le tante attività che si affermano sul
mercato sostituendo le precedenti in declino gridare allo
scandalo. In realtà l’economia è “amorale”, nel senso che
l’avvento di nuovi prodotti e il declino di altri non è
mosso da altri valori se non dalla continua ricerca, da
parte dei consumatori, del maggiore benessere e della
maggiore comodità e utilità.
Nel mondo della casa questo processo è in corso. Per chi ne sia
investito è del tutto inutile protestare; molto meglio sarebbe
guardarsi dentro per vedere in che modo anche per i “prodotti
datati” sia possibile saltare sul treno in corsa del progresso.
Metaforicamente, questo treno si può prendere in due modi:
educando i consumatori ad apprezzare i valori (i prodotti, i
modi d’uso…) di cui noi siamo portatori oppure adattando ciò che
sappiamo fare a ciò che il mercato adesso richiede.
Tutte e due le cose non sono agevoli: ci obbligano a
cambiare, magari proprio mentre desideravamo goderci i
frutti del nostro lavoro. Ma non c’è altra via. E i risultati,
per chi non rifugga l’impegno, possono essere sorprendenti.
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